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Lidt om Ortes
historie |
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Lidt om alt i Orte |
IN ENGLISH:
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Orte - oversættelse er under udarbejdelse... |
I centrum af Tiberdalen, beliggende på
en tuf-klippe ligger Orte, omgivet i nord og øst af floden Tiber og
mod syd af dens biflod Rio Paranza.
Det historiske centrum er en kompakt elliptisk plan, som er tilpasset
bjergets form: Husene er indcorpereret direkte på kanten af
klippevæggene, og mange steder liogger husene over underjordiske
gange, der gennemborer klippen under de gamle huse gravet ud i
tufstenen.
Grund af sin beliggenhed på grænsen Tiberdalen krydser vejen fra
Viterbo floden ved porten til Umbria, og Orteer et vigtigt
jernbaneknudepunkt med 5 spor i alle retninger. Jernbanen blev bygget
i nyere tid midt i Orte Scalo, i dalen 4 km. neden for Orte. |
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| DATA OM BYEN ORTE |
| Region |
Lazio |
| Provins
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Viterbo |
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Befolkning: |
| Istat 2001
|
Befolkning: 7.767
heraf Mænd:
3.720 - Kvinder: 4.047 (Istat 2001)
Befolkningstæthed pr, km2: |
| Folkeregistret 2006
|
8.364
Befolkningstæthed pr, km2: 119.2 |
| Højde |
134 m over
havets overflade |
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Codici |
| Postnummer |
01028 |
| Fornumre
telefon.
|
0761 |
DEN MØRKERE TEKST ER EN FORELØBIG
GOOGLE-OVERSÆTTELSE:
Un po' di storia ortana
Conosciuta dai più come nodo
ferroviario e stradale, Orte riserva sempre una gradita sorpresa al
turista che si allontana (di poco) dagli itinerari più comuni. Essa
offre, anche al visitatore frettoloso, un centro storico ricco di
memoria, che rivela ancora i lustri del passato e che conserva una
notevole quantità di opere d'arte, in una cornice verde e suggestiva
quale la media valle del Tevere, poco corrotta nonostante l'intenso
pulsare di vita. Tutto questo non si trova ad Orte per caso. Una
storia millenaria ha prodotto e custodito gelosamente un tale
patrimonio.
Gli Etruschi l'hanno abitata dal VI
secolo, lasciando nelle necropoli corredi ora conservati nei Musei
Vaticani.Virgilio canta nell'Eneide l'intervento delle hortinae
classes (flotte o eserciti ortani) contro Enea. Roma, che ha qui,
nelle due battaglie del lago Vadimone (309 e 283 a. C.) lo scontro
decisivo con gli Etruschi, la eleva a municipio agli inizi del I
secolo a. C. Il territorio è disseminato di ville e fattorie, che
beneficiano del transito per Orte della Via Amerina (sotto l'Arco di
Porticata) e dell'importante porto fluviale del Castellum Amerinum
(Seripola), potenziato in età agustea. L'affermarsi del Cristianesimo,
con l'elevazione a sede vescovile agli inizi del VII secolo, e
l'aggiunta di fortificazioni ad opera dei Bizantini, sono alcuni dei
segni che si colgono, nell'Alto Medioevo, della crescita di Orte in
ambito tiberino. Dopo essere stata a lungo contesa dai Longobardi, per
assicurarsi il controllo delle strade principali di collegamento tra
Roma e Ravenna, conosce un ulteriore sviluppo nella metà del IX
secolo, con la fondazione di una seconda cattedrale (poi S. Maria
Assunta) ed il potenziamento delle mura.
Occupata dagli Arabi e riconquistata
nel 914, intensifica nel X ed XI secolo il proprio controllo sul fiume,
contendendone il primato ad Amelia, a Narni e all'abbazia di Farfa.
Qui comincia il periodo più florido della città, che accresce la sua
superficie con lo sviluppo di borghi suburbani ed ingloba intorno al
1150 il ponte sul fiume. Nel 1330 conta 5.000 abitanti, rispetto a
Roma che ne ha 35.000 mentre Siena, Pisa e Lucca si fermano a 20.000.
I secoli che vanno fino al XV, non a caso, sono quelli che ci hanno
lasciato il maggior numero di opere d'arte. L'accentramento del potere
pontificio, le lotte interne, le epidemie ne hanno ridotto nei secoli
successivi l'estensione, con l'abbandono dei borghi, e affievolito le
risorse; situazione aggravata dal crollo del ponte sul Tevere nel 1524
e dalla costruzione, alla fine del ‘500, di un nuovo ponte lungo la
Via Flaminia (Ponte Felice) che ha privilegiato quest'ultimo percorso.
La recessione economica tra i secoli XVI e XVIII ha portato con sé
l'aumento del latifondo e della pastorizia e l'incremento dell'arte
della lana, con l'ascesa sociale di alcune famiglie, che hanno
lasciato importanti palazzi nel centro storico.
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Ciò nonostante Orte è rimasta una delle città principali del
Patrimonio di San Pietro in Tuscia, già nel ‘600 sede di
Governatorato per un territorio esteso quanto quello Diocesano. La
costruzione della ferrovia pontificia, nel 1864, ha dato inizio alla
ripresa, con quella funzione che avevano svolto in precedenza il
Tevere e la Via Amerina. È sorta così una borgata intorno alla
stazione ferroviaria che ha svolto un ruolo sempre crescente nel
contesto territoriale, nonostante le grandi distruzioni del 2°
conflitto mondiale e lo stesso capoluogo si è nuovamente esteso,
quasi a rioccupare gli spazi della massima espansione medioevale. In
tempi più recenti l'Autostrada del Sole e la superstrada
Civitavecchia-Orte-Cesena le hanno restituito, accrescendolo, quel
ruolo di crocevia privilegiato che già un tempo si era così ben
identificato con la città.
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Orte Scalo |
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La
costruzione della ferrovia pontificia nel 1864 ha dato il via allo
sviluppo di questa zona nata intorno alla stazione ferroviaria.
La chiesa dei SS. Giuseppe e Marco è
stata costruita negli anni ’30-’40 del 1900. In stile neogotico,
l’edificio è simbolo della ricostruzione di Orte Scalo dopo la
distruzione materiale e morale della seconda guerra mondiale.
Nel 2005, il Presidente della
Repubblica conferisce alla città di Orte la medaglia di bronzo al
valor civile riconoscendo il tributo di vite umane pagato dalla nostra
comunità in seguito al bombardamento di Orte scalo il 29 agosto 1943.
Per informazioni, notizie e curiosità su Orte Scalo vi invitiamo a
visitare il sito
http://digilander.libero.it/carlaparis/
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Centro della
Valle del Tevere, situato su di un'alta rupe tufacea, circondata a
Nord ed a Est da un'ansa del fiume Tevere, e a Sud dal solco del
suo affluente torrente Rio Paranza.
L'abitato centro storico ha una struttura compatta a pianta
ellittica, adattata alla forma del colle: le case periferiche si
impiantano direttamente sul ciglio delle pareti a picco che
appaiono perforate a varie altezze da antiche abitazioni scavate
nella roccia tufacea. Per la sua posizione all'incrocio delle
strade che risalgono la valle del Tevere con la strada trasversale
proveniente da Viterbo, che qui varca il fiume inoltrandosi
nell'Umbria, Orte può essere considerato un importante nodo
stradale e ferroviario dell'Italia centrale. In corrispondenza
dello scalo ferroviario, si è formato in epoca più recente il
centro di Orte Scalo.
L'insediamento
umano nella zona di Orte risale all'età paleolitica; ciò è provato
da alcuni oggetti di pietra, asce e punte di freccia, conservati
nel Museo Pigorini di Roma. L'origine di Orte resta comunque una
questione quanto controversa, come l'etimologia del suo nome.
Reperti presenti nei musei Etrusco-Gregoriano e Vaticano,
rinvenuti in necropoli ora scomparse ed in quella tuttora
esistente di Civita deserta (oggi Villa Pinciana, sul colle San
Bernardino), attestano che Orte fu etrusca. Dal primitivo
insediamento in Civita deserta, gli Etruschi trasferirono la loro
dimora sul colle tufaceo ove ancora oggi la città è ubicata. La
zona etrusca, fra il monte Cimino e il Tevere, fu più volte luogo
di scontri tra Etruschi e Romani. Ma fu nelle battaglie del 310 e
del 283 a.C., combattute presso il lago Vadimone (situato nella
zona di San Michele), che i romani distrussero gli Etruschi. Nel
periodo romano Orte si svegliò a nuova vita. Creata municipio, fu
lasciata libera di autogovernarsi ma senza diritto di votare le
leggi. Nel periodo agusteo furono edificate molte opere pubbliche.
Fu costruito un ponte sul Tevere a cinque archi con tre torri e
spallette merlate in sostituzione del preesistente ponte in legno
dell'epoca di Pompeo Magno. Era era comunemente chiamato Ponte di
Augusto ma fu costruito sicuramente in epoca anteriore a quella
Augustea, come testimonia Cicerone nell'orazione PRO SEXTO ROSCIO
AMERINO " ( 82 a.C.). Il ponte tuttora raffigurato nello stemma
cittadino di cui non rimangono che tre monchi piloni finché fu in
piedi (1524) conferì ad Orte grande importanza perché per esso
passava la Via Amerina che congiungeva Roma all'Umbria. Per
soddisfare le esigenze idriche della città si costruì un
acquedotto di nove archi, il quale riuniva la massa tufacea di
Orte e quella della Bastia. Furono scavate inoltre ampie grotte
nel vivo della rupe per adibirle a necropoli, lungo le cui pareti,
ancora oggi, si possono vedere dei colombari.
Nel II ° secolo dopo Cristo furono scelti tre siti fuori della
città come sepolcreti; in uno di questi sono state rinvenute tombe
con corredi funebri.Per la sua posizione strategica, Orte fu
occupata dai Goti, dai Bizantini e dai Longobardi. Nell'VIII°
secolo entrò a far parte del Patrimonio di San Pietro in Tuscia,
staccatasi dal primitivo corpo della Tuscia Bizantina e Longobarda.
Nel 739 fu sottratta alla Chiesa da Liutprando, che la restituì a
Papa Zaccaria nel 742, insieme con le città di Amelia e Bomarzo.
Durante il periodo bizantino furono costruite le mura e le porte
della città restaurate poi da Leone IV° (847 - 855). Nel secolo
XIII° sostenne Bonifacio VIII° contro i Colonna, ma nel 1375 si
ribellò alla chiesa. Nel secolo XV° si arrese a Ladislao, Re di
Napoli, dopodiché Orte ritornò definitivamente alla Chiesa, salvo
il periodo dell'occupazione francese, durante la Rivoluzione del
1789
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La città non ebbe feudatari ma si resse a
Comune con podestà, nobili e popolo. Nel 1200 fu compilato il
primo statuto rinnovato nel 1395 e confermato successivamente nei
papi Nicola V°, Sisto V°, Innocenzo VIII°. Nel corso dei secoli ai
piedi del masso tufaceo sul quale è posta la città sorsero i
borghi di San Giacomo, san Leonardo e Santo Stefano protetti da
mura, che furono abbandonati e ridotti a colture, a causa delle
invasioni barbariche e delle lotte civili. Per accogliere gli
abitanti entro le mura della città, che occupava già tutta la
superficie del masso la Comunità fu costretta a sopraelevare al
massimo le case già esistenti, e a rafforzarle con i tipici
archetti, posti a cavallo fra le strade.
Nel territorio ortano, in antico molto più vasto, sorsero,
numerosi castelli appartenenti a nobili casate, e di cui restano
visibili tracce.(Bassano ; Palazzolo , San Masseo )
Nel XIII° e XIV° secolo Orte ebbe una notevole attività artistico
intellettuale, tanto che poteva vantare una università. Si
svilupparono le istituzioni ospedaliere e assistenziali, che oltre
ad avere carattere religioso ebbero grande rilevanza economica.
Le lotte fra Guelfi e Ghibellini, che raggiunsero il massimo
furore nel secolo X° contribuirono a conferire al governo un
sempre più marcato carattere di democraticità . Nel corso del
tempo il podestà fu coadiuvato da altri magistrati, finché al capo
del consiglio venne posto uno dei suoi membri, astratto a sorte
ogni quindici giorni.
La città era divisa in sette contrade che prendevano quasi tutte
il nome del santo titolare della chiesa più importante esistente
nella contrada stessa . Faceva eccezione l'ottava contrada ,
denominata Capo Castello, perché in essa era ubicata la Rocca di
difesa della città .
Vi alloggiavano, all'inizio del XIII° secolo, i Signori eletti dai
pontefici fra i nobili che godevano della loro simpatia. Non si sa
esattamente come questi Signori esercitassero il loro dominio, ma
è certo che mentre alcuni lasciavano una certa autonomia al
Comune, altri inferivano con spiccata tirannia contro il popolo.
Fra questi ultimi primeggiava Antonio Colonna, eletto dallo Zio
Martino V. Alla morte del Papa (1431) Antonio fu cacciato a furor
di popolo, e la Rocca rasa al suolo, perché nessun tiranno vi
potesse mai più alloggiare. Sulle sue rovine, verso la fine del
XVI° secolo, fu costruito dagli Alberti un palazzo divenuto poi,
di proprietà dei conti Manni. Anche se Orte conserva ancora
intatta la caratteristica planimetria della città medioevale,
accentrata attorno alla piazza maggiore, ove sboccano le vie
principali, il fitto tessuto degli edifici più antichi fu
parzialmente ricostruito, lungo i secoli XVI° - XVIII°, con le
nuove tipologie a palazzo, di cui ne sono esempio vari edifici,
ubicati nella piazza centrale e nelle vie principali.
LE CHIESE
Basilica
Cattedrale di Santa Maria Assunta
L'antica Basilica
Cattedrale di Santa Maria Assunta, era il monumento più grandioso
della Citta fatta dice il Leoncini, alla forma di San Pietro in
Roma, modellata cioè sull'antica Basilica Costantiniana. Vi si
accedeva per una scalinata che partiva dalla Piazza, saliva al
quadriportico, infine, al portale d'ingresso. La parte centrale
della facciata era ornata ai lati da due colonne di marmo
finissimo, e in alto, era stata posta la figura della Vergine
Maria con il Suo Figlio in braccio. Quando la vecchia Cattedrale
fu demolita per lasciare il posto alla nuova, l'immagine della
Vergine, dipinta su marmo, fu collocata sul muro esterno del
Palazzo Vescovile dove ancora oggi si trova. Questa Cattedrale,
testimone della vita religiosa e civile nei secoli più antichi,
rimase in vita fino al 1700. Era un gioiello architettonico ricco
all'interno di stupende statuine in marmo di Gesù Risorto, di San
Giovanni Battista, di San Lorenzo Martire, dei Santi Pietro e
Paolo ora conservate nel Museo Diocesano. Purtroppo però, le ormai
accresciute esigenze della Città, le crepe causate dal tempo,
parte di fondo della navata centrale rimasta scoperta,
richiedevano restauri costosi che importavano ingenti spese, ma
non risolvevano definitivamente il problema. Dopo lunghe e
sofferte discussioni, dopo aver perfino tentato di restaurarla, fu
presa la decisione di costruirne una nuova. La nuova Cattedrale
ampia, organica, solenne, dalla cupola solenne slanciata fu aperta
al culto e consacrata dal vescovo Giovanni Francesco Tenderini il
9 novembre 1721, sotto il pontificato di Innocenzo XIII. Il coro
in noce, con venti scanni, di semplice fattura, fu eseguito nel
1721 su disegno di Padre Girolamo da Me stretta, cappuccino a cui
sono dovuti anche i disegni dei coretti e delle mostre degli
organi. La balaustra in marmo, che recinge l'abside dell'altare
maggiore, fu dono del cardinale Ferdinando Nuzzi, di nobile
famiglia ortana.
La facciata, come si presenta oggi, fu iniziata nel 1898 e
inaugurata il primo settembre 1901.
San Pietro
L’antica chiesa di San
Pietro era addossata alla Rocca che, per questo, si diceva "Rocca
di San Pietro". Nel 1431 anche la chiesa ebbe la stessa sorte
della Rocca, cosìcchè fu necessario ricostruirla nel luogo ove
oggi si trova. La zona nella quale fu fabricata con il ricavato
della vendita di un pezzo di terra di proprietà della chiesa
stessa, apparteneva alla contrada Porcini, ma a partire da un atto
notarile del 12 novembre 1426 si comiciò a chiamarla contrada di
San Pietro. La nuova chiesa risale dunque, alla prima metà del
secolo XV. I successivi restauri dei secoli XVII e XVIII, le
diedero l’attuale configurazione.
San Biagio
La chiesa all’origine era
romanica, e si può dire, nata con la contrada. Un atto notarile
del 2 febbraio 1291 attesta che la chiesa era collegiata e aveva
il suo priore e alcuni canonici. Essa aveva il pavimento a mosaico
ed era circondata da giardino, torre e chiostro. Nel 1352 la
chiesa e le case che la circondavano furono date in Commenda
all’Ospedale romano di Santo Spirito in Saxia il quale vi fece una
Precettoria, cioè una specie di collegio o scuola per l’assistenza
agli infermi e ai bambini abbandonati.
Nel 1613 l’Ordine di Santo Spirito chiuse la Precettoria e affidò
la chiesa di San Biagio con i suoi beni alla Congregazione
dell’Annunziata, con le condizioni che venisse collocata sopra il
portale di ingresso la doppia croce di Lorena, stemma del proprio
ospedale ed in alto, sopra l’altare, la Colomba raggiante, simbolo
dello Spirito Santo.
Nel 1754 un furioso incendio distrusse completamente la chiesa:
solo le mura perimetrali rimasero intatte. La chiesa fu
ricostruita nel 1757 "alla moderna", leggera ed elegante, ad una
navata.
Dell’antica chiesa romanica è visibile ancora il muro di destra e
l’abside. Nel 1986 un altro incendio danneggiò gravemente la
chiesa all’interno, subito restaurata però da un gruppo di giovani
volontarie riaperta al culto nel 1988.
Sant’ Angelo
Sant’Angelo si trova
nell’attuale chiesa di San Francesco. La cripta, venuta alla luce
nel 1981, ci indica che la chiesa era di stile romanico, con
qualche accenno gotico. La cripta fu riempita di materiale riporto
quando nel 1695 fu demolita la parte superiore della chiesa per
costruirvi sopra l’attuale edificio barocco. Un’ultima
trasformazione si ebbe agli inizi del secolo XIX, quando vi si
trasferì la Compagnia della Misericordia e sull’altare Maggiore,
al posto di S. Francesco fu collocato il seicencesco quadro della
Madonna della Misericordia. Nella piazza di S. Francesco vi era
anche un’altra chiesa dedicata ai Santi Maurizio e Marciano già
attestata fin dal 1238, che si trovava dove ora è il giardino di
Palazzo Manni ed era retta da un Consiglio di Canonici. Nel 1441
venne affidata ai frati francescani del vicino convento, i quali
nel 1554 la concessero alla Misericordia e da quell’epoca il
popolo comiciò a chiamarla chiesa della Misericordia. Nel 1816 era
ancora in piedi; dell’antica chiesa è rimasto appena il muro di
cinta dove, si possono vedere ancora alcuni resti delle antiche
colonne.
Sant'Agostino
La chiesa di
Sant’Agostino, costruita dai Frati Agostiniani tra la chiesa di
Santa Croce e l’ex palazzo della Comunità, innalzando inoltre la
Torretta di ingresso e trasformandola in campanile ,era già in
funzione nel 1335. Ne risultò così un complesso sacro piuttosto
strano, composto di tre ordini di edifici diversi e irregolari: la
chiesa di Santa Croce, chiamata ufficialmente chiesa del
Crocefisso, la Cappella di Santo Egidio, il cui culto era affidato
alla medesima compagnia, è la chiesa di S. Agostino . Della chiesa
di Sant’Agostino è notevole l’altare del Rosario, del 1571 la cui
pala in legno con l’immagine della Madonna del Rosario, è opera
del pittore Giorgio da Orte.
Particolare importanza rivestono il Crocifisso ligneo del 400
,l'altare della Cappella di S.Egidio. opera dell'architetto ortano
F. Veramici e le tavole della Vita di San Egidio , oggi costudite
nel Museo Diocesano, che chiudevano la nicchia con la statua del
Santo.
San Gregorio
La contrada di San
Gregorio fu certamente una di quelle che si formarono più in
ritardo e con maggiore lentezza. Si trovava infatti a contatto con
la fortezza militare e solo dopo il 1430, nella parte già Capo
Castello, cominciò la lenta opera di trasformazione, che si
concluse con l’attuale struttura topografica.
Quando la Rocca era ancora in piedi, da occidente si entrava in
Città o con un ponte levatoio, o dalla Porta del Vascellaro. La
contrada prendeva il nome dalla chiesa di San Gregorio costruita
sulla rupe, poco fuori dalla Porta.
Nel 1479 la chiesa "cascò e ruinò", e fu costruita "dalli
fondamenti", con il concorso di tutto il popolo. A questo tempo
dovrebbero risalire la facciata tipici tratti quattrocenteschi e
le splendide pitture interne, riscoperte in questi ultimi anni (
un San Gregorio, un San Sebastiano e una Madonna)che vengono
attribuite ad artisti viterbesi. Ma il documento che più di ogni
altro sta ad indicare l’antichità della prima chiesa di San
Gregorio, è quella lastra di peperino ,databile al secolo IX,
infissa in basso all’estremo lato destro della facciata. Essa fu
collocata in quel luogo perché doveva appartenere al materiale
della vecchia costruzione e, come tale, risaliva al periodo
direttamente collegato con la presenza dei Longobardi nella nostra
Città.
San Silvestro
La chiesa di San
Silvestro, oggi trasformata in Museo Diocesano d'Arte Sacra, fa
parte della contrada di San Biagio, ed è l'edificio più antico e
venerando della Città. Infatti, una iscrizione incisa sulla targa
di piombo che ricopriva le reliquie dell'altare maggiore della
chiesa, riportata dal Leoncini, portava la data 1141 .
Le strutture originarie dell'edificio furono snaturate da orribili
manomissioni nel secolo XVII; uno spesso strato di calce aveva
ricoperto la facciata , perfino il campanile era sparito,
soffocato dalle costruzioni addossate sulla parete di sinistra
della chiesa.
Nel primo decennio del '600 fu demolita la parte più
caratteristica della chiesa, cioè il portichetto , sotto il quale
gli inviati del papa venivano a raccogliere le decime dovute alla
Santa Sede . L'unica cosa buona che venne fuori da tutta questa
opera di rinnovamento fu la piazzetta antistante, ricavata dallo
spazio lasciato libero dal portichetto. Nel 1614, in mezzo alla
piazza lastricata, fu innalzata, sopra un basamento, una delle
colonne della chiesa Cattedrale, sormontata da una croce: la
piazza d'allora divenne Piazza Colonna.
Il monumento fu poi del tutto rifatto nel 1717, a spese del
cardinale ortano Ferdinando Nuzzi, con un nuovo basamento e una
colonna più maestosa e ornata di capitello, proveniente dalla
demolita Cattedrale romanica.
Adiacente la Chiesa, troviamo il Campanile di San Silvestro, opera
di maestranze certamente diverse, posteriore alla costruzione
della chiesa. La sua erezione può essere assegnata con quasi
assoluta certezza alla seconda metà del secolo XII.
Il campanile, del consueto tipo romano laziale a torre quadrata
con bifore a pilastrini e trifiore a colonnine e archetti a doppio
profilo trova numerosi riscontri a Roma e anche nella vicina
Civita Castellana.
I lavori di restauro, iniziati nel 1955 e durati oltre sette anni,
hanno riportato il complesso dell'edificio alla sua forma
primitiva, che permette di apprezzare nel modo migliore la nuova
sistemazione.
I PALAZZI
La Rocca
e il Palazzo Alberti
Dell'antica Rocca non sono arrivate a noi altro che i
sotterranei sotto il palazzo Alberti e l'ampio piazzale su cui
erano disposti gli alloggiamenti e le opere di difesa. Essa
sarebbe stata costruita dal marchese Pietro, fratello di papa
Giovanni X (914 - 928), quando fu costretto da una rivolta a
fuggire da Roma. Si rifugiò ad Orte perché la Città, posta su una
rupe scoscesa da tutte le parti, meglio si prestava ad esser
difesa .In un periodo successivo vi si erano stanziati gruppi di
Ungari, chiamati in Italia da Berengario I, i quali da lì,
partivano per azioni di saccheggio e di vendetta. Per gli ortani
la Rocca era diventata sin d'allora il simbolo della tirannia e
essi non esitarono a distruggerla, quando gli Ungari abbandonarono
definitivamente l’Italia.
La Rocca venne poi ricostruita per iniziativa del cardinale Egidio
Albornoz, inviato dal pontefice a restaurare il potere pontificio
negli stati della chiesa,.
Essa appariva una piazzaforte impressionante per forza e
robustezza, di grande ampiezza, con fossati da una parte e
dall'altra . Dopo la conclusione dello Scisma d'Occidente, Martino
V, dei principi Colonna, nel 1417 assegnò al suo nipote Antonio
Colonna la Rocca di Orte, dalla quale si poteva controllare il
ponte sul Tevere Banda di prepotenti, compì uccisioni e
devastazioni in Città e nel territorio. Alla morte del Papa, nel
novembre del 1431, la rabbia cittadina esplose furiosamente. E la
Rocca che era stata il baluardo di tante sue nefandezze, venne
definitivamente distrutta e spianata.
Alla fine del '500, una parte del terreno dove era il bastione fu
acquistato dai signori Alberti, una famiglia trapiantata ad Orte
da Arezzo, Tra il 1598 e il 1602 essi vi costruirono il primo dei
cinque splendidi palazzi che lasciarono in Orte. Quello della
Rocca si ispira' nel suo complesso, a linee classicheggianti, ma
se ne discosta per una certa asimmetria della facciata, che
preannuncia la nascita di un nuovo gusto artistico. Il palazzo, a
detta del Leoncini, era stato costruito in due tempi: ma parte fu
fabbricata nell'anno 1596, mentre l'altra, verso la Città,
nell'anno 1602, non sappiamo se in base a un unico progetto.
Palazzo Comunale
Il Palazzo Comunale, che
appartiene alla contrada San Giovenale, si affaccia sulla Piazza
di Santa Maria, il cuore della Città, in cui sfociano, provenienti
dalle sette contrade, le sette strade Sull'antica facciata si
possono ammirare tre stemmi: sopra la vecchia porta d'ingresso lo
stemma del Comune, formato dal ponte a cinque arcate sormontato
dalle Chiavi Pontificie . Secondo libro gli statuti della Città di
Orte, per piazza doveva intendersi lo spazio compreso entro le
catene, poste tutte attorno, sulle strade che sfociano in essa. A
sinistra della piazza cominciavano i portici popolati di botteghe,
sorretti da colonne robuste ed eleganti, sormontate capitelli
romanici. Sulla destra non c'era ancora il palazzo dell'Orologio,
e lo spazio fino alla Fontana Grande era occupato dalla chiesa e
dal campanile di San Giovanni in Fonte ,l'antico Battistero degli
ortani,in stile romanico ricco di memorie storiche e artistiche L'
antica testa di leone in marmo, ora collocata all'angolo della
Piazza, sopra la Cassa di Risparmio apparteneva a tale chiesa ,
demolita nel 1602 per il problema dell'ampiamento della piazza e
della Fontana.
Fontana Grande
La chiesa di San Giovanni
in Fonte era collegata con la Fontana Grande ed era Sede
dell'antica Confraternita dei Raccomandati .
Negli Statuti del 1584 si comminava la pena di 10 libre per colui
che avesse deviato o dirottato l'acqua della fontana sita in
piazza del Comune e si imponeva che l'acqua proveniente
dall'acquedotto doveva essere attinta solo nella fontana di piazza
oppure nella fontana di San Gregorio o nella cisterna dei frati
minori a San Bernardino. Si puniva con 40 soldi di multa chiunque
avesse sporcato o vi avesse gettato immondizia.
Cunicoli
Durante i lavori di
consolidamento della rupe su cui Orte sorge, è stata casualmente
individuata una rete di cunicoli scavati nel tufo ed estesa in
vari settori della città. Il complesso sotterraneo dei cunicoli è
costituito da un condotto principale da cui dipartono una serie di
diramazioni laterali, molte delle quali attualmente ostruiti o
murati. La maggior parte di essi appartiene al tipo scavato nella
roccia, con sezione ogivale o a tutto sesto, mentre il cunicolo
sotto via Matteotti è stato realizzato utilizzando una tecnica più
elaborata. Sulla rupe di Orte sono state individuate tre cisterne
ipogee direttamente collegate alla rete dei cunicoli. Lungo il
fronte meridionale della rupe, una scala scavata nella roccia
semi-nascosta dalla fitta vegetazione immette ad un ninfeo
rinascimentale con colonne, archi e fontane scavati nella roccia;
questo ambiente è posto in comunicazione con lì condotto
principale attraverso un cunicolo che conduce alla fontana di
piazza della Libertà. Esiste un progetto che prevede di rendere
fruibile parte del condotto principale ed il Ninfeo attraverso un
programma di visite guidate periodiche; questo progetto presuppone
chiaramente delle operazioni di bonifica e pulitura delle
condotte, il ripristino del sistema di vasche del Ninfeo e la
realizzazione di un impianto di illuminazione.
Seripola
Nel corso dei lavori di
costruzione dell'Autostrada del Sole nei primi anni sessanta, a
ridosso di una collinetta che nel periodo medievale prese il nome
di Seripola (Sub ripola) furono ritrovati i resti di un
porto romano sul Tevere.
Seripola è una località che si estende sulla riva sinistra del
fiume Tevere, per oltre cinquecento metri, limitrofa alla piana di
Lucignano. Nei secoli V-VI e seguenti a.C. il porto di Seripola
era un centro intenso di traffici commerciali, in quanto il Tevere
era l'unica via naturale di comunicazione verso Roma e da Roma
verso l'interno.
L'Hortanum, doveva considerarsi l'estremo limite navigabile con le
imbarcazioni di una certa portata. Questo centro viene
identificato con " Castellum Amerinum " dove probabilmente la Via
Amerina attraversava il tevere Le dimensioni delle strutture
portuali stanno a dimostrare l'importanza del sito , ove ancora
oggi si possono ammirare le tracce di abitazioni, di botteghe,
delle terme. Pregevoli sono pure i pavimenti, a mosaico, un
sistema attrezzato di rete fognaria, pozzo profondo circa trenta
metri
La perdita di importanza del porto di Seripola coincide con la
costruzione delle vie consolari, in particolare della via Amerina,
che permetteva il trasporto delle merci col minor tempo.
La costruzione del così detto Ponte di Augusto sul Tevere (di cui
oggi si scorgono appena i resti del Tevere) sancisce intorno al II
secolo a.C. la decadenza del porto fluviale.
Il rinvenimento del sito dà un'indiretta conferma di quanto
sostenuto da autorevoli storici e linguisti secondo i quali
Virgilio nel Canto VII dell'Eneide nominando le "Hotinae Classes"
corse in aiuto a Turno contro Enea, si riferisce a valorosi
soldati ortani e all'esistenza di una potente flotta
fluviale.Visita previo contatto con la Pro Loco
Ponte di Augusto
Costruito intorno alla
metà del XII secolo, può essere considerato uno dei primi ponti
sul Tevere a Nord di Roma.
Fortificato con due torri alle estremità, fu assunto per la sua
importanza a rappresentare lo stemma della città. E' crollato per
una grande piena nel 1514 e nel 1524. I ruderi sono ancora
visibili dal belvedere a lato di Palazzo Alberti alla Rocca.
I MUSEI
Museo Diocesano di Orte
Ha sede presso la chiesa romanica di S. Silvestro, in una piccola
piazza. La scelta è apparsa la più opportuna e la più degna non
solo per la bellezza dell'ambiente, ma anche l'edificio è situato
nel centro dell'abitato.
Le opere conservate consistono in un nucleo non vasto, ma di assai
notevoli qualità e interesse, per la maggior parte già in chiese
locali scomparse, quali l'antico S. Giovanni in Fonte, il S.
Lorenzo al Vescovado, la chiesa dei Raccomandati e la Cattedrale
primitiva, del tutto trasformata nel tempo. Alcune scoperte
provengono da chiese locali che, per il loro abbandono o scarsa
custodia, non offrono più le indispensabili garanzie di sicurezza
che la conservazione del materiale artistico richiede.
Di eccezionale importanza il prezioso frammento di mosaico con la
figura della Madonna, uno dei pochi resti della decorazione dell
'Oratorio di Giovanni VII (705-707) in S. Pietro, di cui i
rimanenti avanzi si trovano in luoghi tanto più famosi, quali S.
Maria in Cosmedin, le Grotte Vaticane, S. Marco a Firenze, Mosca,
Museo delle Arti figurative.
Fra le tavole raccolte, insieme S. Francesco risalente all'ultimo
quarto del secolo XIII , la Madonna di Taddeo di Bartolo, opera
assai importante che documenta la presenza di Siena e un gruppo di
tavole di scuola umbro-laziale del secolo XV . Di notevole
interesse il Polittico con le Storie di S. Egidio.
Primeggia la preziosa Croce reliquario di Vannuccio di Viva da
Siena, cesellata e incisa con smalti traslucidi, firmata e datata
1352.
Tratto da:
Luisa Mortari - "Museo Diocesano di Orte" - 1994
Museo Civico
La storia ricca ed importante della città ha reso opportuna la
scelta di realizzare un Museo Civico, allestito nei locali dell'ex
Chiesa di San Antonio Abate ,edificio situato nel Centro storico .
La costruzione risale al XIV
° secolo ma è stata ristrutturata in stile Barocco.
L'allestimento si propone di ripercorrere la
storia di Orte e del suo territorio, dalla fase etrusca a quella
romana e medioevale attraverso reperti in gran parte legati
all'ambito funerario.
Visita previo contatto con la Pro Loco
Il Santuario delle Grazie
Nella contrada detta di
Schiachheta c'è il Santuario di Santa Maria delle Grazie è
custodito amorevolmente fin dal 1958 dalla Comunità Monastica
Benedettina , che già era presente ed operava nel territorio dal
lontano 1500 testimoniando la propria fede di consacrazione nel
cuore stesso della città di Orte.
Fu riconosciuta dall' Autorità Ecclesiastica , per tutta la
cittadinanza ortana , quale punto di riferimento e di richiamo ai
valori della fede cristiana. Durante gli anni 60' il Vescovo ha
suggerito il trasferimento del Monastero Benedettino della Città
di Orte al Santuario di S. Maria delle Grazie , perché fosse
decorosamente custodito e amato da tutti i fedeli della Diocesi .
Le monache vivono con intensità , la spiritualità della Regola di
San Benedetto.
San Bernardino
L'antica denominazione del luogo è CIVITA DESERTA, e secondo
alcuni storici , qui si sarebbe insediata la prima comunità dei
fondatori della città di Orte.
Il colle prende il nome da San Bernardino da Siena che quando
venne a predicare nella città dimorò in una grotta ; testimonia la
presenza di San Bernardino in questa zona un dipinto della Madonna
donato alla città dall'autore Taddeo di Bartolo e ancora in alcuni
testi si ritrova che la comunità organizzava solenni
festeggiamenti in onore del Santo . Nel luogo venne poi edificato
un convento di frati con annessa una chiesa . Oggi il convento è
abbandonato e la chiesa viene aperta solo in rare solennità
liturgiche.Nelle vicinanze del convento sorge la chiesetta della
Trinità , del XV ° secolo scavata nella roccia .
Ristrutturata di recente nelle sue mura si possono ancora ammirare
interessanti pitture del quattrocento.
Petignano
Tutto intorno al paese di Orte si
estendono le contrade ( di campagna ) che conservano ancora
l'antico nome , dedicate a Giano : Resano , Petignano , Molignano
e quella di Lucignano .
Petignano è una zona della città al di là del fiume che
anticamente poteva essere raggiunta attraversando il Tevere nei
pressi del ponte di Augusto.
Nei tempi antichi qui sorgeva la chiesa di San Lorenzo che aveva
il priore e i canonici , residenza della prima comunità di frati
compagni di San Francesco di Assisi.
In questa chiesa visse predicando la pace e fu sepolto , il beato
Teobaldo da Assisi . Al posto dell'antica chiesa distrutta nel
1478 , poi edificata una chiesetta di campagna oggi abbandonata .
Un luogo di culto è stato consacrato nell'Aprile 1994 nel centro
del quartiere di Petignano , che a partire dagli anni ottanta ha
avuto un notevole sviluppo edilizio. La prima settimana di agosto
si tiene in questo quartiere la fiera Provinciale di Artigianato e
Merci, giunta nel 1998 al XV ° edizione.
Lucignano - Lago Vadimone
Secondo lo storico ortano Don
Lando Leoncini la piana di Lucignano era anticamente disseminata
di torri ; di alcune rimangono ancora oggi delle tracce come
quella comunemente detta di San Masseo , più propriamente Torre
della Precettoria dei Cavalieri Gerosolimitani
( cavalieri di Malta) che faceva
parte dell'omonimo castello .Il castello più importante era
sicuramente quello di
Bassano che un tempo era del comune di Orte.
Nella zona si trovava una sorgente di acqua sulfurea calda ,
utilizzata anche per bagni termali e ancora oggi li luogo è
denominato " il Bagno". Intorno agli anni ' 70 per iniziativa
privata è sorto un complesso denominato terme di Orte con una
piscina che utilizza l'acqua sulfurea . Molte altre sorgenti di
acqua dolce si trovavano in questa zona , vicino al fiume Tevere ,
e tra queste lo storico Lago Vadimone , reso famoso da una
battaglia combattuta contro gli Etruschi da L. Papirio e ricordata
da T. Livio . Anche Plinio il Giovane , lo descrive nella sua
NATURALIS HISTORIA .
Il lago, ricorda Plinio, anche se di dimensioni ridotte presenta
acque molto profonde calde e sulfuree come quelle del Bagno , con
le quali potrebbero essere in collegamento.
Sempre secondo il leoncini il
lago Vadimone era anche detto lago di Portiglione dal nome di un
vicino Castello appartenente a nobili Ortani.
Casino degli Alberti
Residenza estiva terminata nel
1701 ; possiede una doppia scala esterna monumentale e alcuni
affreschi che ritraggono i personaggi di spicco della famiglia.
Orte Scalo
A circa 4 km, in una vallata a sud
est di Orte, a ridosso delle colline di ponente, si distende Orte
Scalo, lambito per tutta la sua lunghezza dal biondo Tevere. E’ la
frazione più grande, con quas 4000abitanti, circa la metà
dell’intero comune. Sorge su un territorio anticamente chiamato
Martevole, perché, secondo il Leoncini, o vi sgorgava una fonte
dedicata a Marte, oppure qui era avvenuto un fatto d’armi. E’ sede
di un’importante nodo ferroviario che collega Orte con Roma,
Ancona, Firenze,e Viterbo. La ferrovia venne costruita dallo Stato
Pontificio nel 1864 per collegare Roma con Orte.
Il 4 gennaio 1866, per la prima volta un treno attraversava la
stazione ferroviaria di Orte. La maggior parte della popolazione è
impiegata nelle F.S., ma bisogna dire che è un luogo per
risiedervi data la vicinanza con Roma, a 38’ di treno e con Terni
e Viterbo che distano solo 30 Km.
Il territorio di Orte Scalo è la continuazione storica di quello
di Orte Centro perché da sempre vi ha fatto parte. Lasciandosi
alle spalle il colle di San Bernardino, giunti nei pressi di Orte
Scalo,su di una collina, si trova una vecchia torre rudere di un
piccolo castello del ‘300, chiamata "torre di Cristo" perché
apparteneva agli ospedali di Santa Croce e dei Raccomandati, che
poi si sono fusi in Ospedali riuniti e che l’hanno posseduta fino
a pochi anni orsono. Poco distante, a monte dell’attuale via
Camerano come fa menzione lo storico locale Leoncini nella sua
"Fabrica ortana,"si trovano i rresti di un altro piccolo castello,
Castel Vecchio o Torre di Bofo-Sordolini, dal nome della famiglia
che lo possedeva. La zona di pianura prospicente la stazione
ferroviaria verso il Tevere, è detta Molignano a causa di una
grande colonna "Moles-Jani" situata sulla riva del fiume. Qui si
trova anche il porto-traghetto di Santa Lucia, detto volgarmente
di Santa Lucida, uno dei quattro porti sul Tevere in territorio
Ortano. La fonte Martevole era nei pressi. Seguendo l’itinerario
collinare, sempre fiancheggiando il Tevere, si incontravano due
chiese: quella di San Clemente, (detta di S. Chiomento) scomparsa
da secoli e quella di S.Nicolao, distrutta dopo l’ultima guerra.
Qui si era stabilita la prima comunità dei frati di S. Francesco e
vi risiedeva lo stesso Santo di Assisi durante la sua permanenza
ad Orte. Nacque così , era l’anno 1209, il primo convento
dell’Ordine appena fondato. La chiesa di S.Nicolao è stata finita
di distruggere durante la II guerra Mondiale.
Il giorno 29 agosto 1943 un allarme aereo fece fuggire
dall’abitato la popolazione (vi erano già state circa 60
incursioni) che si era rifugiata in gran parte nella collina di S.
Nicolao, ritenuta sicura perché distante dalla stazione, ma la
malignità della cattiva sorte aveva stabilito che gli aerei
americani avessero sganciato il loro carico di morte e distruzione
a casaccio andando a colpire proprio S. Nicolao e facendo una
carneficina fra la gente inerme. La costruenda chiesa dei
SS.Giuseppe e Marco, rimasta miracolosamente illesa, dovette
accogliere i numerosi cadaveri disposti in lunghe file tra il
pianto e la disperazione dei sopravvissuti. Orte S. non ha palazzi
antichi da mostrare, solo rare case e la bella chiesa dei
SS.Giuseppe e Marco, di stile gotigheggiante, che risalgono al
periodo precedente la II guerra mondiale. Tutti gli altro edifici
sono stati costruiti dopo il ’45. A confine con la zona di S.
Nicolao inizia la zona di Baucca, (oggi divisa in Baucca alta e
Baucca Bassa) che prende il nome dall’antico castello che vi si
trovava. Attigendo notizie da "Fabrica Ortana" del Leoncini, la
selva di Baucca (attuale macchia della Madonna, il cui nome
completo sarebbe: Raccomandati della Madonna, confraternita di
Orte, che ne erano propietari), aveva una grande estensione (260
rubbi, circa 460ettari) ed era attraversata da numerosi corsi
d’acqua. La comunità ortana vi esercitava i suoi diritti, sia per
il pascolo che per il legname. Gli alberi,dei grossissimi noci,
furono utilizzati anche per la costruzione della rocca di Civita
Castellana e di Nepi. Il castello di Baucca, di cui ancora
esistono iruderi, fu elemento di contesa tra la chiesa e la Città
di Orte, risolta poi a favore di quest’ultima.
Dopo varie controversie, il castello fu assalito e distrutto nel
1412 da Ladislao di Napoli e mai più ricostruito.
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